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I miei libri

L'uomo di kos

Editore: Hobby & Work
Autore: DIEGO ZANDEL
Data Pubblicazione: 11/10/2004

È piena estate su Kos, ridente isoletta dell'arcipelago greco, meta elettiva di frotte di turisti europei. Tra i residenti che si godono il sole e il mare c'è anche Sebastiano Muti, giornalista italiano di origine ellenica che si trova a Kos per scontare alcuni "peccati" professionali, nonché per fare i conti con se stesso e la propria vita privata.
La pace idilliaca del luogo, però, viene immediatamente turbata da una notizia di cronaca nera: due turisti italiani, approdati su Kos nel corso di una crociera, sono stati ritrovati cadaveri lungo una spiaggia appartata dell'isola. Muti riceve l'incarico di scrivere un pezzo sull'accaduto, e basta poco al suo fiuto professionale per intuire che la verità su quel duplice omicidio è assai più contorta.

L’uomo di Kos”, il mio ultimo romanzo, uscito quest’anno per i tipi della Hobby&Work Publishing ha ricevuto buoni attestati di stima da parte della stampa e da personalità di rilievo della letteratura, che qui vi sottopongo.

IL PICCOLO:
" Duecentocinquanta pagine che filano come un treno ad alta velocità". (Alessandro Mezzena Lona)

LA REPUBBLICA:
" E’ un “giallo mediterraneo” questo nuovo libro di Diego Zandel, già autore di altri thriller che gli hanno fatto meritare il titolo di Le Carrè italiano".

IL SECOLO D’ITALIA:
" Lo scenario seducente di una storia, pensata come metafora dell’esistenza, è l’intuizione che ispira la penna felice di Diego Zandel". (Nicola Vacca)

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO:
" Trama solida, personaggi credibili, lingua agile e mai sciatta, attenzione ai “moti dell’anima” che, affiancando l’intelaiatura del “plot” il viaggio esistenziale del protagonista, valicano gli angusti confini della “macchinetta gialla” e dimostrano, una volta di più che il poliziesco è oggi, nelle sue svariate articolazioni, il modo migliore per raccontare le tensioni di una contemporaneità troppo spesso sregolata, se non indecifrabile". (Giancarlo De Cataldo)

IL MESSAGGERO:
" Buon giallo ben strutturato che può contare su un personaggio, un cronista d’altri tempi, di nome Sebastiano Muti. Proprio al suo acume e alla voglia di verità si dovrà la soluzione del mistero che ha luogo, appunto, nella splendida isola greca di Kos. (...) Dopo tanti superpoliziotti, è bene fare un tuffo nell’Egeo ma nella normalità di persone, Muti per primo, mosse solo dalla sete di giustizia. Di sangue ne scorre poco, contano atmosfere, personaggi, trama: che Zandel azzecca senza strafare. Speriamo solo di reincontrare presto, magari nella sua Roma, Muti che è un carattere e può e deve crescere" (Paolo Zaccagnini)

IL DIARIO:
" La trama, alla quale è giusto lasciar appassionare il lettore senza riassumerla, gode di colpi di scena dosati e un andamento per niente banale" (Pietro Cheli)

LA GAZZETTA DI PARMA:
" Un bel romanzo di pura e gioiosa evasione, questo di Diego Zandel, che avvince il lettore legandolo alla pagina sino alla fine" (Domenico Cacopardo)

LA SICILIA
(supplemento libri STILOS): " Partendo da questo programma del tutto particolare (il giallo quale interpretazione delle inquietudini tra Est e Ovest), “L’uomo di Kos”, così come era stato il precedente libro, si nutre di suggestioni antropologiche, di umori psicologici, di drammi morali che conferiscono a Zandel l’immagine di uno scrittore impegnato a riversare le sue storie dentro la Storia, tratteggiando una sorta di mappa delle ostilità balcaniche e mediorientali. Tutto questo con una facilità di scrittura, un’abilità inventiva e una non comune capacità di alternare il registro erotico-sentimentale con quello epico". (Giuseppe Lupo)

IL TEMPO:
" Due amanti, una matura signora e un giovane cameriere, uccisi a colpi di pistola sull’isola greca di Kos durante la tappa di una crociera: questa la premessa di una vicenda che potrebbe non avere grandi sviluppi. Chi ha ucciso i due e perché sembra interessare poco la polizia che si perde dietro una pista dall’odore banale e improbabile. Ma sull’isola c’è “L’uomo di Kos”: Sebastiano Muti. La sua vita interiore è lacerata tra una moglie, un’amante e una figlia che sembra essere l’unica vera luce della sua esistenza. Ma tra un tormento e l’altro Sebastiano, giornalista di cronaca nera, un vero mastino della notizia, si troverà ad indagare sull’omocidio e verrà fuori un’inattesa realtà. Un thriller di Diego Zandel, già autore di “I confini dell’odio”".

LA STAMPA
(TUTTOLIBRI): " Scivolando veloce dal corrotto poliziotto Kamateros alla vecchia amica malmaritata Vasso, dal boss locale Patané a un misterioso albino di nazionalità belga, Muti risolve il caso con una linearità di percorso che risulta emozionante" (Sergio Pent)

LA VOCE DEL POPOLO
(quotidiano della minoranza italiana in Croazia e Slovenia): " Cercare la verità a dispetto di tutto e di tutti con inseguimenti rocamboleschi, fughe da uscite secondarie, sparatorie, diventerà per Sebastiano, anche, cercare la verità della sua vita, senza più dover cedere ai compromessi matrimoniali e all’amore troppo esclusivo e possessivo extra-coniugale. È l’itinerario di formazione di un protagonista che, divenuto finalmente adulto, traccia un progetto di crescita per la figlia che lo aspetta in Italia. La storia è, alla fine, la storia di come Sebastiano riesce a migliorare e a liberarsi dalle sue stesse catene del passato, cioè l’avventura e il rischio come maestre di vita, quindi come modello da trasmettere alla figlia Arianna per prospettarle una concezione autentica del suo futuro, di una vita significativa nei comportamenti e nella scelta di valori. Chi proprio non ci va di messo, alla fine, è una donna fuori dal triangolo, una donna bellissima e infelice, Vasso, che il giornalista sollecita a partire, ad abbandonare l’isola e un destino di convenienza e sottomissione, di opportunismi e compromessi. Più che un romanzo, Zandel ha scritto una story-board, una sceneggiatura che prelude alla scrittura per il cinema. Dialoghi veloci e nudi con qualche nota di regia, asciuttezze stilistiche e tagli del racconto. I movimenti di macchina essenziali che spostano l’attenzione dalle montagne alle coste, dagli ambiti pastorali a inediti ambienti marinareschi. I colori, i suoni, le sensazioni tattili essenziali. Le motivazioni psicologiche che portano ad abbandonare due donne in un colpo solo per dare un esempio di coerenza alla figlia - essenziali. Il meccanismo narrativo affinato: periodo breve, sintassi semplice e ritmata, musicalità di fondo, a capo frequentissimi. Echi di atmosfere da frontiera". (Nelida Milani)

LA BATTANA
(Trimestrale di cultura della minoranza italiana in Croazia e Slovenia): " Kos, si sa, è un’isola greca (italianamente: Coo) nel mar Egeo, a breve distanza dalla costa anatolica della Turchia, un’isola del Dodecanneso per la precisione, che fu, sotto l’amministrazione italiana dal 1912 al 1943, cioè per poco più di trent’anni. E’ un’isola che l’autore conosce bene (...) A noi pare che l’autore del romanzo si sia calato negli abiti di quel giornalista (il protagonista), conducendoci da una parte all’altra dell’isola, di sorpresa in sorpresa. Coo, grazie a Zandel, è un altro dono alla nostra memoria." (Giacomo Scotti)

LA VOCE GIULIANA:
" Sebastiano (il protagonista) si è fermato a Kos per decidere finalmente sulla sua vita, per vedere chiaro nel suo futuro: questa è la vera ragione del libro, quella ragione per cui Zandel è l’autentico scrittore d’impegno che conosciamo. Ma conosciamo anche la sua propensione al giallo: e allora intorno al malessere esistenziale di Sebastiano nasce, come per incanto, una storia di mala, con un delitto iniziale, con inchieste, dubbi, corruzione, sesso, suspense. (...) Ma al di là del marcio (...) s’avverte un’infinita tenerezza per quella terra e i suoi abitanti (...) Tutte le baie, gli anfratti, gli scogli, i sassi, le piccole pianure sono descritti con commozione e intenso piacere. Qui Zandel è maestro nell’osservare e nel ritrarre e rivela tutto il suo trasporto per una terra che conosce bene e che lo incanta in ogni scorcio. Le descrizioni dei luoghi sono perfette, mai affrettate, ma sempre fini a se stesse, incantate nella loro freschezza e angolatura, sublimi nella loro quieta risacca o nell’improvviso sciabordio delle onde. Perchè il vento è il fenomeno che meglio si imprime nella mente del lettore, quello che viene delineato con più foga e voluttà..." (Mariuccia Coretti)

L’ARENA DI POLA:
" Le avventure del protagonista riescono a tenerci col fiato sospeso, ma quello che ci resta dentro dopo aver letto il libro è l’isola di Kos che fa da sfondo a queste vicende... Zandel ha un tocco particolare nel tracciare le figure femminili" (Anna Balducci) 16NONI: " Un giallista che suona tutta la scala della deprivazione umana, collocando i suoi protagonisti in sacche di liricità ambientali (di cui Kos e la vicina Bodrum sono ricchissime) o di profonde pennellate psicologiche" (Giacomo Botteri)

L’IMMAGINAZIONE
(bimestrale di letteratura): " Zandel è narratore che controlla con sicurezza le dinamiche delle sue storie e la troupe dei suoi personaggi, anche in questo libro numerosi e magistralmente caratterizzati. Le sue scenografie sono funzionali e efficaci, il “colore” non è mai eccessivo. La sua scrittura lavora in scioltezza su una lingua al tempo stesso energica e fluida: e “L’uomo di Kos”, che vuol essere anche un omaggio (sommesso e, se si vuole, teneramente contraddittorio) alla Grecia dei nostri giorni, conferma le sue doti di autore attentissimo al plot e insieme alla realtà generale (antropologica, sociale, economica, politica) del suo teatro d’azione." (Mario Lunetta)

PANORAMA
(quindicinale della minoranza italiana in Croazia e Slovenia): " Zandel in quest’opera dà soprattutto risalto alla battaglia interiore del protagonista, che risulta a momenti anche un uomo debole, ma che in fondo rappresenta tutta un’umanità che spesso non ha la forza di prendere la decisione giusta e si lascia trasportare dagli istinti. Un’umanità così vicina a tutti noi. Perciò, anche se a momenti l’inettitudine di Sebastiano può sembrare irritante, l’autore ce la rende comprensibile, e ciò fa del nostro eroe un personaggio decisamente umano". (Tamara Uroda)

LAURA BARILE
(scrittrice, docente di letteratura moderna e contemporanea all’Università di Siena): " Il suo libro mi è davvero piaciuto, ero contenta la sera di trovarlo accanto al letto (che per me è un segnale decisivo), curiosa sia per lo scioglimento del giallo, che dello scioglimento del giallo sentimentale, sia ancora, e soprattutto, per quella bellissima isola, che lei ama e fa amare dai suoi lettori. Grazie davvero." (e-mail)

VEIT HEINICHEN
(scrittore): " Descrizioni precise e tenere di un paesaggio che Diego Zandel conosce molto bene. E’ evidente quanto sono determinanti i luoghi descritti nei suoi romanzi. L’Istria, la Grecia: paesaggi geograficamente tutt’altro che vicini, ma legati dalla forma geologica, dalle tradizioni dei loro abitanti, dalla vegetazione, ovviamente dal mare e da un passato politico assolutamente tormentato. E Zandel sa cosa significa fuga, in tutti i sensi della parola. Fuga, profuganza, spostamento, sradicamento: a parte gli eventi seguiti alle guerre c’è anche la sindrome della società moderna nei suoi libri: l’escapismo, l’incapacità personale a risolvere i piccoli problemi di tutti i giorni, in famiglia. Da parecchi anni il romanzo giallo non è più quel genere che aveva più o meno la stessa profondità della vasca da bagno. Il genere è cambiato tanto, o meglio, è tornato alle sue radici quale strumento ideale per narrare la società contemporanea. Diego Zandel, considerato il John Le Carrè del Mediterraneo, con la descrizione dei caratteri e delle loro interazioni, con uno sguardo preciso e “charmant”, anche con “L’uomo di Kos” ha dimostrato di nuovo di essere uno scrittore-osservatore di qualità.". (Dalla presentazione fatta a Trieste lo scorso 13 maggio 2004 insieme al prof. Elvio Guagnini)

IDA MAGLI
(antropologa): " Riconosco nella tua scrittura la persona che ho conosciuto. Attenta ai rapporti inespressi fra donna e uomo, fra uomo e uomo, rapporti sempre duri, solo apparentemente compiacenti verso la banalità disinvolta del mondo contemporaneo". (Lettera privata)

PREDRAG MATVEJEVIC’
(scrittore): " Mi aspettavo, vedendo il titolo, un libro sul destino isolano, sull’insularità che talvolta include la gente degli arcipelaghi greci. E con questo spirito sono entrato nel tuo racconto. Di pagina in pagina la mia sorpresa cresceva. L’ambiente era proprio quello delle isole, della Grecia, quello del Mediterraneo, ma sentivo che l’autore aveva fatto una scommessa, quella di mettere in questo ambiente un intrigo giallo, una trama romanzesca, una mentalità che sotto il sole del Mediterraneo assume dimensioni particolari. (...) Devo dire che, con “L’uomo di Kos”, hai mantenuto la tua promessa, dandoci da leggere un romanzo vero, profondo, intrigante." (alla presentazione de “L’uomo di Kos” a Roma, lo scorso 4 aprile, insieme ad Antonio Concina, Antonio Ferrari, Ernesto G.Laura e Luigi Sanvito).

BEN PASTOR
(scrittrice):" Ho appena finito di leggere “L’uomo di Kos”. Mi ha colpito in particolare il dramma emotivo (ed irrisolto, nonostante tutto, come spesso è in questi casi) del protagonista, che sullo sfondo ufficialmente vacanziero della bella isola si trova a risolvere malgré soi un crimine legato ad un altro dramma della vita di coppia. Questa specularità, accompagnata agli aspetti thriller che vedono il nostro protagonista, è intrigante e complessa, ed alza la posta per il lettore attento agli aspetti psicologici del giallo. Quanto si nasconde sotto le apparenze, e quanto il sole greco – spietato eppure così attraente – sa ancora illuminare la tragedia dell’avidità e della passione umana: Bravo!". (e-mail)

GABRIELE SALARI
(Capo ufficio stampa Greenpeace Italia): " Sto leggendo “L’uomo di Kos”, davvero bello, mi ha preso parecchio". (e-mail)

Del libro hanno parlato anche all’estero:
“GLAS ISTRE”, quotidiano in lingua croata di Pola
VIMA TIS KO”, quotidiano greco dell’isola di Kos
ZO STIN KO”, periodico illustrato dell’isola di Kos
H KATHIMERINI”, quotidiano ateniese