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I miei libri

Crociera di sangue

Editore: Mondadori Autore: DIEGO ZANDEL Data Pubblicazione: 01/11/1993

Dopo la caduta del muro di Berlino e quindi del comunismo, la narrativa di spionaggio, basata essenzialmente sul conflitto USA-URSS, entrò in crisi. Non c’erano più cortine di ferro, nemici, le spie, quelle vere e di carta, di carta non avevano più lavoro. La popolare collana “Segretissimo” della Mondadori, quindicinale di spionaggio, come recita la testata, rischiava la crisi. Così Gian Franco Orsi, direttore della collana, chiese ad alcuni scrittori italiani la cui narrativa conteneva elementi di avventura in questo senso, di provare a scrivere un “Segretissimo”. Io avevo scritto “Massacro per un presidente” che, pur non essendo un romanzo di spionaggio, vedeva però in campo i servizi segreti italiani. Pertanto, mi arrivò la proposta di Orsi. Mi divertii molto a scrivere il primo “Segretissimo”, che io avevo intitolato “Crociera pericolosa” e la redazione, per ragioni puramente commerciali, cambiò nel più truculento “Crociera di sangue”.

Il romanzo raccontava di una nave da crociera in navigazione nell’Adriatico, a bordo della quale salgono alcuni profughi in fuga dalla recente guerra nella ex Jugoslavia. Tra essi c’è infiltrata una donna serba, che vuole uccidere il nipotino, anch’egli tra i profughi raccolti dalla nave, di un uomo politico montenegrino che si oppone al disegno della cosiddetta Grande Serbia di Milosevic. Ma a bordo c’è una coppia senza figli che vorrebbe adottare un bambino e mettono gli occhi proprio sul nipotino dell’uomo politico montenegrino, c’è un ex soldato di ventura con l’amante, c’è un investigatore privato assoldato dalla moglie del soldato di ventura per spiare il marito, e ci sono soprattutto due terroristi arabi, pronti a far saltare la nave.

Come il mio maestro Graham Greene, che faceva distinzione tra i suoi libri, tra “romanzi” e “divertissement”, anch’io giudico i due romanzi scritti per “Segretissimo”, cioè “Crociera di sangue” e “Operazione Venere”, “un divertissement”. Come Graham Greene, pur nel tono minore delle opere, non mi sono però mai allontanato da quella che è la materia di fondo di tutti i miei romanzi.

Vittorio Paliotti, Il mattino, 2 novembre 1993
Diego Zandel è diventato, nel giro di un lustro, uno dei più noti fra i pochi italiani che si dedicano alle spy-story.

Emili Marion, La Battana, n.° 129
In questo romanzo, Zandel non si è limitato al problema della Palestina, ma ha intessuto le maglie della vicenda attorno ad altri problemi altrettanto attuali, come ad esempio quello della guerra nella ex Jugoslavia con tutte le sue problematiche: trame, interessi e mire che il mondo occidentale ignorava e da cui era completamente escluso. Una nave quindi diventa il campo di battaglia di tutte le guerre del mondo, in cui vengono coinvolte le vittime innocenti che ogni conflitto crea, i mercenari e i combattenti. Ciò che resta inconfondibile è la vena nostalgica di un profugo giuliano, che li accompagna da cima a fondo. Il romanzo, di quando in quando, ne fa emergere gli elementi, che sono resi espliciti nel corso della narrazione dai discorsi e dalle storie dei personaggi.

Loretta Marsili, Il Piccolo, 9 marzo 2001
Diego Zandel, come non ha mancato di sottolineare Guagnini, è prima di tutto uno scrittore intimamente giuliano, che sfrutta, per così dire, gli schemi della spy-story per far arrivare al pubblico gli elementi portanti della sua scrittura che sono la memoria, colta nei suoi aspetti biografici, storici e geografici; una propensione quasi profetica all’analisi della situazione internazionale; il profondo senso di appartenenza a una terra, l’Istria, e a una popolazione da secoli martoriate e difficili; la maturazione dell’uomo che nelle proprie radici riconosce la propria dignità.