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Albona e i suoi abitanti

Albona e i suoi abitanti


Il contenuto in pillole

L a storia di una regione e del popolo che l'abita si evince non solo dalle testimonianze scritte, dai reperti e manufatti, dalle tradizioni scritte e orali, ecc., ma anche da altri riscontri come quelli forniti dai numeri dei rilevamenti censuari, eseguiti pressappoco ogni decennio, nell'ultimo secolo e mezzo.
Anche in queste aride statistiche si possono intravedere i momenti salienti, e non solo traumatici, della storia di un popolo(2) .
Dietro al Rilevatore del censimento di quello specifico momento, però, può esserci la longa manus del padrone di turno che, spesso scientemente, influisce sui risultati demografici influenzando a suo tornaconto i rilevamenti specialmente quelli delle componenti etniche presenti nel territorio. 
Ma come le furbizie dei potenti alla fine vengono clamorosamente ed impietosamente rilevate dalla Storia, così quelle nascoste nei Censimenti possono spesso essere evidenziate dai raffronti numerici dei dati rilevati in tempi distanti l'uno dall'altro e quindi da generazioni diverse d'impiegati delle Amministrazioni responsabili dirette dei rilevamenti.
In questa nota dirò del territorio storico d'Albona delimitato a sud dalle acque del Quarnero che lo lambisce dall'estuario dell'Arsa fino al canale di Fianona, ad ovest dalla valle scavata nei millenni dal fiume Arsa, mentre a nordest questo confine si fa più "mobile" e comprende i Casali Sumberesi e la villa di Chersano (3) - che furono per lungo tempo territori cuscinetto tra la Serenissima e Casa d'Austria - per raccordarsi alla fine con l'imbocco del fiordo di Fianona.
Il grafico seguente mostra l'evoluzione del totale della popolazione di questo territorio negli ultimi tre secoli: se nel grafico si dispongono le tracce di grandi eventi storici (il discorso, naturalmente, vale anche per fatti traumatici quali epidemie, carestie, ecc. peraltro sostanzialmente assenti in questo territorio in forma endemica), la prima evidenza di tali traumi negli ultimi due secoli la troviamo, prima del definitivo avvento absburgico, in corrispondenza alla caduta della Serenissima e la parentesi napoleonica con un calo di popolazione del 25%.

 
Dopo tali fatti, l'accrescimento degli abitanti è in linea con il resto del territorio istriano (4), con un tasso di crescita quasi uguale a quello dell'Impero e dell'Europa intera (0,8% medio annuo).
La Prima Guerra mondiale non influì in modo rilevante sul totale della popolazione di questo territorio, mentre dopo il Grande Conflitto si nota un'accelerazione demografica dovuta specialmente alla rinascita della zona mineraria carbonifera (con la creazione della cittadina d'Arsia in Val Carpano), l'estrazione di bauxite, il cementificio di Valmazzinghi, le bonifiche degli acquitrini come quello del lago Cepich con il suo prosciugamento, e altre attività indotte.
Un'altra traccia in questo grafico è originata dal drammatico crollo di popolazione dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Il massimo della popolazione nell'albonese lo troviamo nel 1961 (23.207 anime) al termine della massiccia immigrazione dalla Jugoslavia che venne ad occupare, molto rapidamente in verità, il vuoto lasciato dalle vittime della guerra e da chi se ne andò esule.
Dopo tale data la ripresa demografica ebbe una stasi: attualmente la popolazione supera di poco le 22 mila unità.

 Il lungo Ottocento.
E', ovviamente, quello legato all'Impero absburgico che finì con la sua dissoluzione nel 1918. 
Sotto questa Amministrazione furono effettuati in Istria e ad Albona diversi accertamenti censuari di cui i primi due (1850 e 1869) si limitarono, per quanto riguarda la popolazione, al solo rilevamento del totale.
In questi sessanta anni l'accrescimento della popolazione è molto vicino, come detto, a quello dell'Impero e dell'Europa. Nell'ultimo decennio austriaco la situazione è la seguente:

Crescita della popolazione nel decennio 1990-1910 (% anno).
Albonese Austria Istria Europa Italia
0.89% 0,93% 1.85% 0.66% 1.09%

La crescita d'Albona è però alquanto inferiore a quella dell'Istria nel suo complesso che vide una notevole immigrazione in quell'ultimo scampolo di secolo specialmente nelle piazze commerciale di Fiume e militare di Pola (5).
Il primo censimento "etnico" fu quello del 1880 seguito ogni dieci anni da altri fino all'ultimo, italiano, del 1921 quando furono rilevate le nazionalità presenti nel territorio riguardanti tedeschi, italiani, serbocroati, sloveni ed altre, oltre agli stranieri.

Anno Totale Croati Ital. Ted Slo Altre Str.ri
1850 7.810 Non rilevati
1869 8.916 Non rilevati
1880 10.333 6.997 3.033 63 119 5 116
1890 11.513 6.528 4.492 73 239 7 174
1900 12.270 8.637 3.326 42 175 2 88
1910 13.360 11.271 1.818 39 158 15 66

Nei dati esposti e nel grafico seguente sono messe a confronto le due principali etnie di questa sub-area istriana nel periodo storico che stiamo considerando.

 
Dall'analisi del grafico e dei dati esposti si possono fare le  considerazioni che seguono.
- Nei sessanta anni precedenti il primo conflitto mondiale, la crescita della popolazione complessiva non ha subito brusche variazioni. Questo fatto può considerarsi indice della mancanza d'episodi traumatici di una certa importanza e, tutto sommato, di una situazione di stabilità sociale: ciò è di per sé eccezionale visto il periodo considerato in cui nacquero i nazionalismi che si fecero sentire, anche in modo vivace, in altri territori (Trieste, Dalmazia, ecc.).
- La popolazione slava è in evidente crescita numerica a scapito di quella italiana che diminuisce in modo speculare: se si considera che in questo territorio non ci furono rilevanti fenomeni di migrazione (il tasso di crescita demografico è pari a quello che possiamo considerare naturale per quel periodo e simile a quello di tutta l'Austria cisleitana), ci troviamo in presenza di un'evidente fenomeno di assimilazione della componente italofona da parte dell'elemento slavo delle campagne. Tale assimilazione è avvenuta, probabilmente, nel focolare domestico a livello della lingua parlata, in altre parole della lingua famigliare insegnata ai piccoli dalla madre, anche se la lingua di comunicazione intersociale restava l'istroveneto.
- La tendenza di cui sopra è più marcata nelle campagne circostanti Albona rispetto al capoluogo stesso dove il flesso negativo della popolazione italiana si fa sentire solo nel 1910.

I "regnicoli" e gli istrocroati "mobili".
Se si da per scontato che il totale della popolazione censita è, in ogni tempo, un valore corretto (a differenza dei conteggi di valenza etnica) possiamo risalire, per il 1921 e con buona approssimazione, agli immigrati dagli altri contesti regionali specialmente dal  Regno.
Supponendo che negli anni dal 1910 al '21 la crescita della popolazione sia stata la stessa del periodo anteguerra (escluso gli anni di belligeranza in cui si suppone una stasi demografica) questi nuovi arrivati "regnicoli" possono essere quantizzati in 1640 unità (valore c del grafico seguente). (6)  

 Stessa estrapolazione può essere fatta per gli italiani e croati.
Confrontando i dati dei rilevamenti etnici del 1910 con quelli del 1921 si nota un'evidente "forbice", un'inversione incredibile di nazionalità tra quella croata a favore di quell'italiana ( valori a e b nel grafico).
Questo "travaso" dall'etnia slava in quella italiana è molto più marcato nelle campagne e alquanto limitato in Albona città, dove peraltro era concentrata, come detto, da sempre una buona parte della popolazione italiana (58% nel 1910).
Questo capovolgimento di situazione etnica è riscontrabile anche in molte altre località istriane (7). 
Che dire di questa peculiarità? 
C'è da premettere che l'amministrazione comunale d'Albona, nei due censimenti in questione, era condotta da esponenti italofoni in entrambi i casi. Inoltre, l'arrivo dei burocrati da Roma nel 1921 era appena iniziato e la mano pesante del fascismo non si era ancora fatta sentire in modo marcato. 
Certamente un numero elevato di istrocroati, che prima della Grande non avevano pressanti motivi per scegliere una delle due etnie (rassicurati anche dalle garanzie che le autorità absburgiche davano controllando che non ci fossero palesi brogli al culmine delle contese nazionalistiche), decisero di dichiararsi italiani nel '21 un po' per opportunismo verso il nuovo padrone, un po' per timore di una qualche ritorsione o intimoriti dal personale addetto alle rilevazioni che fu aiutato anche dal forte analfabetismo dell'epoca specialmente nelle campagne.
Da quanto detto, ed aiutandoci con il grafico precedente, possiamo ipotizzare una diversa distribuzione etnica per il 1921 evidenziando la mobilità verso l'etnia italiana di una cospicua parte di quella croata (cfr. tabella indicata più avanti).
La fascia di popolazione istrocroata che si dichiarò italiana nel '21 (valore a del grafico) rappresentò, quindi, una percentuale notevole della popolazione complessiva del territorio: circa il  35 %! 
Questo nucleo, che come detto è il risultato di decenni d'assimilazione croata a livello famigliare della componente italiana come successe peraltro a quella istrorumena di Sumber e della zona di Susnieviza/Valdarsa, sarà in parte protagonista dell'esodo della seconda guerra mondiale, come si dirà più avanti.
A mio parere, le 15.500 anime presenti in questo territorio dopo la guerra possono essere suddivise come evidenziato nel grafico 4.

  Come si vede, la presenza italiana si era ridotta al lumicino e se, per assurda ipotesi, la dominanza austriaca fosse continuata, dopo un paio di decenni l'elemento italiano sarebbe probabilmente scomparso o quasi. 
Ma la storia, si sa, non è fatta con i se.

Note Anni  Totale  Albonesi autoctoni Regi  Altri 
Italiani Croati  
Italianizzati dichiarati  
Rilevamento 1921 15.489 7.978  7.445  66
Ipotesi correttiva   15.489 880 5.458 7.445 1.640 66
Rilevamento 1931 16.223 Non rilevati
Rilevamento 1936 18.511 Non rilevati
Rilevam. "riservato" 1939  7.664 10.847 Non rilevati
Estrapolazione 1941 19.250 1.020 6.330 8.640 3.260 N.r
Il Ventennio.
Dopo quello del 1921, furono portati a termine dall'Italia altri due censimenti (1931 e 1936), purtroppo limitati al solo rilevamento del totale della popolazione. 
Nel 1939, quando all'orizzonte si potevano già intravedere le oscure nubi del prossimo conflitto, le autorità prefettizie ricevettero l'ordine di eseguire una rilevazione "riservata" nella Venezia Giulia allo scopo di quantificare l'elemento "allogeno o alloglotto" come fu definito dalle miopi autorità romane del tempo che poco o nulla sapevano della civiltà e della compenetrazione etnica di quelle terre del confine orientale.
Tale rilevamento ebbe come riferimento i dati del censimento del '36 e fu fatto a tavolino confrontando i dati dei registri anagrafici e parrocchiali(8).
I valori relativi del Ventennio sono raccolti nella seguente tabella in cui sono riportati anche quelli "corretti" per l'anno 1921 e quelli riservati estrapolati al 1941 con lo stesso criterio visto sopra.
Si può notare quanto segue:
- in quindici anni (1921-1936) la popolazione albonese aumenta mediamente del 19,5%. L'aumento annuo del 1,3 % è superiore al tasso di crescita d'anteguerra (0,89 %anno) e a quello del Regno d'Italia di questo periodo (0,80 %anno). 
Il polo cementizio-carbonifero, quindi, attrae ancora moltissimo, specialmente nell'ultimo lustro considerato dai censimenti: bauxite, carbone e cemento hanno assunto in quel periodo importanza strategica per la Penisola;
- se s'ipotizza che il tasso di crescita delle tre componenti (italiana, croata e quella che ho definito "mobile") sia lo stesso per tutte e uguale allo 0,8 % anno dell'Italia nel Ventennio, i dati alla vigilia del conflitto (1941) diventano rispettivamente (arrotondando): 1000, 8.600 e 6.300 anime;
- sottraendo questi tre nuclei di popolazione indigena al totale calcolato per il '41, si risale

facilmente alla presenza d'immigrati (probabilmente quasi tutti provenienti dal Regno) presenti alla vigilia del secondo conflitto mondiale: circa 3.300 unità, comprensivi dei regnicoli presenti già nel 1921.
Naturalmente queste operazioni d'aritmetica spicciola si basano anche sul fatto che tutti gli "alloglotti" albonesi siano di madrelingua slava; ma la storia di questa città e del suo suburbio insegna (come del resto in tutta l'Istria Fiume e la Dalmazia) che moltissimi cognomi con il suffisso in "ich", "ul" e altri appartengono per tradizione e cultura alla sfera latino-veneta, cosa che l'ottuso burocrate romano d'allora non sapeva (e non sa tuttora), perciò le valutazioni numeriche, di questo periodo, della popolazione italofona sono da considerarsi per difetto, mentre quella slavofona per eccesso.

L'Esodo.
A questo punto si presenta il problema della suddivisione della comunità "mobile" tra filoitaliani e filocroati. Tale suddivisione, alla vigilia del secondo conflitto, si fa molto più aleatoria rispetto alle ipotesi formulate prima: ciò per la continua compenetrazione delle diverse entità etniche dell'albonese compresi gli immigrati dal Regno e da altri territori dell'Istria. Quanto segue, quindi, deve considerarsi come indicazione orientativa di massima.
Se agli italiani considerati tali (per difetto si ricorda) dal censimento segreto del '39 si sottraggono quelli autoctoni e i regnicoli, ne rimangono circa 3.700, contro gli 8.600 del folto nucleo "mobile/oscillante" di albonesi.
E' possibile a questo punto quantizzare, in linea di larga massima ripeto, quanti presero la strada dell'esilio al termine del conflitto confrontando i dati censuari italiani con quelli jugoslavi.
Da un'indagine effettuata dalle autorità jugoslave in occasione del censimento del 1961, risultava che nel territorio albonese (comprendente però anche la zona a nord del territorio storico quale Pedena-Letaj-Susnieviza e il comune di Barbana (9) ) erano presenti 18.170 persone native nel territorio (57% del totale). Riportando tale valore ai confini storici considerati in questa nota e considerando la popolazione del 1936 estrapolata al 1941 (=19.250 con indice d'accrescimento di 0,8% anno), il totale dei "rimasti" risulta approssimativamente di 13.300 unità.
Da questi dati emerge che la popolazione "scomparsa", dal territorio considerato nel periodo bellico e negli anni successivi, ammonti a circa 6.000 unità.
Tra questi, però, sono da comprendere le persone vittime della guerra: combattenti in fronti avversi prima del settembre del 1943 e, dopo tale data, i dispersi, gli infoibati, gli annegati ed uccisi dalle forze d'occupazione tedesche, partigiane e slave in una folle alternanza.
Dal raffronto degli elenchi dei caduti che furono arruolati (senzienti o no) nelle file Jugoslave e partigiane (10) con quelli elencati nell'Albo d'Oro (11)  che raccoglie le vittime istriane in toto e da altre pubblicazioni, ho potuto risalire alle impressionanti cifre riportate in tabella.

Partigiani e soldati arruolati nell'esercito jugoslavo 961
Caduti civili nel 1941  (12) 3
Militari delle varie armi italiane e marina mercantile (*) 194
Infoibati a Vines  (13) o uccisi a Santa Marina 38
Goli Otok (14)  (*) 2
(*)Dati per difetto.

L'aridità delle cifre parla chiaro: più di 1200 albonesi pagarono un conto alquanto salato, ben oltre il 6 % della popolazione passò a miglior vita.
Una vita amara la passò anche quella parte di popolazione che decise di non accettare il nuovo padrone prendendo la strada dell'esilio. Non furono solo gli italiani, ma anche molti croati, che si sono sempre dichiarati tali, preferirono lasciare quei posti come, ad esempio, gli abitanti di Santa Marina che abbandonarono quel luogo in massa (passando da quasi 800 a poco più di 100 anime nel 1953): furono testimoni dell'atrocità commessa, anche da parte di alcuni abitanti della zona (15).

Gli esuli dal territorio considerato furono circa 4.800 unità, gran parte dei quali d'etnia croata e filo italiani.
A conferma di questa valutazione vi sono i conteggi effettuati nel 1953 in Italia  dalle Associazioni Profughi(16): 2.452 furono gli esuli provenienti da questo territorio quando la conta era appena a quasi la metà di tutti i profughi che effettivamente lasciarono l'Istria.
In conclusione, la ripartizione per etnia degli esodati dal territorio d'Albona non può, a mio avviso, essere molto diversa dalla seguente:
- Istriani croati         20 %
- Istriani italiani       15%
- Italiani del Regno  65 %
Un'ultima considerazione: a conflitto terminato fu impedito dalle autorità jugoslave a molti italiani con il solito cognome terminante in "ich" o con altri suffissi d'antiche origini croate, rumene ecc., d'optare per la cittadinanza italiana perché furono considerati croati, quasi - beffa su beffa - dando ragione ai burocrati italiani che li avevano preceduti. 
Ma questa volta non fu, a mio parere, miopia ma fredda volontà discriminante tra chi doveva andarsene e chi doveva restare.

Jugoslavia e Croazia.
anno  totale Italiani Croati Regio-nali Slo-veni Serbi Mussul-mani altri
1948 20.866 1.857 17.909  869 82 1 148
1953 23.048 789 19.738  1.203 349 0 969
1961 23.207 295 20.558  672 673 36 973
1971 21.328 234 17.749  418 573 628 1.727
1981 21.746 139 16.641 456 288 513 1.206 2.503
1991 22.540 397 9.680 8.068 539 506 1.936 1.414
2001 22.134 509 14.978 3.893 131 364 925 (17) 1.369

I dati censuari che prenderemo in considerazione nel periodo che va dal 1948 al 2001 sono stati rilevati dalle autorità jugoslave fino al 1981, anche se in quest'ultimo caso i rilevamenti furono gestiti in modo indipendente dalla Croazia, come quelli successivi del 1991 e 2001.
Da rilevare l'incremento dei mussulmani 
dopo il '61 (colonia bosniaca impiegata nelle miniere di carbone) e la forte dichiarazione d'appartenenza regionalista nel 1991 da parte dei croati, in forte calo però nel 2001. 
Merita una menzione anche la presenza di sloveni (presenti da generazioni, in verità, in questo territorio anche se limitati a poche decine d'unità) che vide il suo acme nel 1953 attratti anch'essi dalle miniere di questa regione dopo la chiusura di quelle d'Idria (18).
Il grafico seguente riguarda, invece, l'evoluzione della comunità degli italiani del territorio d'Albona:

  C'è da rilevare, inoltre, che la ripresa numerica di questa vivace italianità superstite è, per il 2001, la  maggiore dell'Istria ed è tra le più dinamiche. Prova tangibile, tra le altre cose fatte da questa Comunità, la nascita della sezione italiana dell'asilo infantile dove vivaci pulcini incominciano a percorrere la via della cultura e della civiltà latina, concreto investimento per il futuro.
Nella regione istro-fiumana, invece, c'è stato un flesso negativo degli italiani rilevato dall'ultimo censimento ( - 7,6 %) dovuto anche alla guerra jugoslava degli anni precedenti che ha visto parecchi suoi figli rifugiarsi specialmente in Italia favoriti anche dalla legge "Boniver" d'accoglimento: molti di questi non sono rientrati avendo trovato una sistemazione vantaggiosa nella Penisola. 
Tutte le minoranze etniche, però, hanno subito una forte diminuzione in tutta la Croazia, ben maggiore di quella dell'etnia italiana in Istria e Fiume, segno questo inquietante oltre che preoccupante.

Note e bibliografia.

1) Il presente lavoro è stato tratto da quello pubblicato nel Gazzettino della "Dante" albonese n° 24, 2003. E' stato, inoltre pubblicato su La Ricerca del Centro Ricerche Storiche di Rovigno n° 37 del giugno 2003.
2) Una parte dei dati relativi ai censimenti esposti in questo lavoro sono stati tratti dalla pubblicazione ufficiale croata AA.VV. Narodnosni i vjerski sastav stanovniëtva od 1880 do 1991, pag. 1719 e seguenti. 
3) Egidio IVETIC: "L'Istria Moderna", Centro Ricerche Storiche di Rovigno. 1999. In realtà i territori dei Casali Sumberesi (Sumber) e di Chersano non fecero parte formalmente dei territori amministrati dalla Serenissima bensì rientrarono, come Signorie sotto l'influenza di Casa d'Austria, anche se subirono il forte influsso civico e commerciale d'Albona.
4)  Egidio IVETIC: "L'Istria Moderna" citato. I valori antecedenti il 1850 riguardano valutazioni non molto precise ed hanno quindi carattere orientativo.
5) Olinto MILETA Mattiuz: "Gli austro-italiani e le etnie in Istria" La Ricerca n° 33-34 dell'aprile 2002. Centro Ricerche Storiche di Rovigno.
6) I dati sono stati estrapolati linearmente dalla situazione del 1910 a quella del 1921. Per tali estrapolazioni ho utilizzato la stessa variazione percentuale media lineare (positiva per i primi due e negativa per gli italiani) degli ultimi tre censimenti austriaci: ciò sia per i quattro anni d'anteguerra, sia per i tre successivi alla fine del conflitto. Nei quattro anni di guerra, invece, ho ipotizzato una stasi demografica dove l'incremento teorico va a compensare le perdite dovute alla guerra.
7) Guerrino PERSELLI: I Censimenti. C.R.S. di Rovigno. Trieste- Rovigno 1993. pag. 511. I territori in cui ci fu una maggior "italianizzazione" dei croati, furono: Pisino, Lussinpiccolo, Pinguente, ecc. ma anche Pola. La località dove tale forbice fu più marcata è Moschiena: i croati passarono da 3.150 del 1910 a 13 del 1921 quelli italiani da 12 a 3.013! Guido DEPOLI nel suo: "La provincia del Carnaro. Saggio geografico" Ed. Soc. di Studi Fiumani 1928, Fiume, afferma: "…..nel censimento del '21 si è in qualche comune frainteso il significato della parola "nazionalità", che - mentre nell'uso ufficiale italiano indica l'appartenenza statale - nelle nostre province significava appartenenza etnica. Ne è derivato che gli abitanti di Moschiena e Bersezio, la cui lingua d'uso è notoriamente la croata, figuravano come usanti l'italiano.".
8) Andrea MATTOSSI e Francesca KRASNA: Il "Censimento riservato" del 1939 sulla popolazione alloglotta della Venezia Giulia. Quaderni del Centro Studi Politici "Ezio Vanoni" Anno V, n. 3/4. Trieste
9) AA.VV: "La Comunità Nazionale Italiana nei censimenti jugoslavi. 1945-1991". p.52. Centro Ricerche Storiche di Rovigno. 2001.
10) AA.VV: Radni¹ki pokret i NOB opºine Labin (Il movimento operaio e la lotta popolare di liberazione del distretto di Albona), Tullio VORANO (Elenco dei combattenti caduti nella LPL e delle vittime del nazifascismo nel comune d'Albona) p.521 e seguenti. Rijeka 1980.
11) Luigi PAPO de Montona: Albo d'oro. La Venezia Giulia e la Dalmazia nell'ultimo conflitto mondiale. Unione degli Istriani, seconda edizione del 1994 Trieste.
12) Federico DUSMAN: Albona del XX secolo. Appendice n° 1, pag. 5 del Gazzettino della "Dante"  albonese, marzo 2000.
13) Guido RUMICI: Infoibati. Mursia 2002. A pag. 423 è riportata la testimonianza del maresciallo Arnaldo Harzarich capo dei Vigili del Fuoco di Pola che sovrintese al recupero delle salme d'infoibati in diverse cavità istriane compresa quella di Vines.
14) Giacomo SCOTTI: Goli Otok, italiani nel gulag di Tito. "I quindici parenti di Vines" p.247 e seguenti. Lint, Trieste 2002.
15) Federico DUSMAN: Albona… citato, Appendice 2, pag.5.
16) Amedeo COLELLA. "L'Esodo dalle Terre Adriatiche. Rilevazioni statistiche". Roma, 1953. Sono enumerate a quella data 2.452 persone provenienti dal territorio d'Albona e censite dall'Opera per l'Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati. 
17) In mancanza di dati specifici, sono stati considerati mussulmani i bosniaci rilevati.
18) AA.VV., La Comunità … citata, p.189.