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Antologie

History & Mistery


Il contenuto in pillole

“Stendhal, il carbonaro”. Così si intitola il mio racconto uscito nell’antologia “History&Mystery – 24 storie di delitto e paura” a cura di Gian Franco Orsi, già direttore de “I Gialli Mondadori”, edito da PIEMME. Gli autori che dividono con me le pagine di questo splendido volume sono, in ordine di apparizione, Alessandro Perissinotto, Marco Vichi, Ernesto g. Laura, Alan D. Altieri, Enrico Solito, Gaetano Savatteri, Piero Soria, Patrizia Pesaresi, Carmen Iarrera, Diana Lama, Giancarlo Narciso, Alfredo Colitto, Andrea Vitali, Danila Comastri Montanari, Giampaolo Simi, Leonardo Gori, Stefano di Marino, Nino Filastò, Claudia Salvatori, Valeria Montali, Giulio Leoni, Giuseppe Pederiali, Ben Pastor. Leggetelo. Scoprirete i lati oscuri della Storia italiana, un arco di tempo che dagli anni del fascismo scende nei secoli fino al periodo romano.

Per quel che riguarda il mio racconto, mi è piaciuto mettere in luce i quattro, infelici mesi trascorsi da Stendhal, console a Trieste, inviso dagli austriaci perché filoitaliano, e pertanto costantemente pedinato dalla polizia segreta, che aveva addirittura aperto un ufficio accanto al consolato per controllargli tutta la posta. Durante questo periodo, Stendhal si trovò a fare, il 6 gennaio 1831 un viaggio nella vicina Fiume, la mia città d’origine, oggi conosciuta anche con il nome di Rijeka, dove si fermò per cinque giorni, durante i quali Stendhal si trovò molto bene, sia per il clima – non c’era la terribile bora di Trieste – sia per il carnevale, somigliante a quello di Venezia, tradizione cittadina tornata in auge anche adesso, dopo la caduta del regime titino. Quando ho letto di questa visita, nella voluminosa biografia di Stendhal “Il signor me stesso” di Michel Crozuet, ho voluto saperne di più. Così, da buon detective, anche se solo letterario, ho fatto la mia ricerca. E chi cerca, sempre trova.

Gian Franco Orsi non mi aveva ancora proposto la sua idea antologica, che io, proprio per un mio interesse di scrittore fiumano, già da tempo avevo fatto la mia ricerca, sulla quale avevo scritto una memoria in termini storici sulla rivista letteraria della minoranza italiana in Croazia “La battana”, nel 2002. Per vostra curiosità, vi do qui la bibliografia della mia ricerca. Oltre al libro di Crozuet, edito da Editori Riuniti nel 1992, ecco gli altri: Stendhal e Trieste, di Nora Franca Poliaghi,Leo S.Olschki Editore, 1954 (libro trovato tramite internet); Trieste e la Francia, Storia di un consolato (1702-1958), di René Dollot, Istituto Giuliano di Storia, cultura e documentazione, 2003, sempre trovato tramite internet. Stendhal, Roma, l’Italia, di AA.VV., Edizioni di Storia e Letteratura, 1985 (Trovato su una bancarella). Stendhal, My dear friend, corrispondenze per la stampa inglese, Editori riuniti, 1993, trovato su una bancarella. Altri libri utili: Romain Colomb, Stendhal, mio cugino, Sellerio, 1995, e Victor Bromberg, Stendhal, Il Mulino, 1994.

Subito dopo Trieste, Stendhal fu mandato a Civitavecchia, console presso lo Stato del Vaticano. Di questo periodo esiste una documentazione molto più ampia, a cominciare dal racconto Una posizione sociale, edito da IBIS, 2003, che racconta i rapporti del grande scrittore con i nobili romani e con l’ambasciata francese a Roma, in particolare con la moglie dell’ambasciatore. Niente di travolgente. Stendhal era grosso e grasso (tanto da dover ordinare una nuova sedia in Francia per il suo corposo deretano), con un grande nasone e, a dispetto dei suoi tentativi di seduzione, non riusciva quasi mai nelle sue conquiste. Doveva accontentarsi delle ragazze slovene, di campagna, che per Uno zecchino (12,63 franchi) non solo gli si offrivano volentieri, ma lo adoravano.