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Amici, Maestri, Sodali

Ugo Moretti

Scrittore

Un altro amico scrittore, un Maestro, dimenticato dal mercato, non da me. Deve essere un destino. Lo conobbi intorno agli stessi anni in cui conobbi Stefano Terra. Purtroppo Ugo Moretti, in quegli anni, aveva già avuto un ictus che in qualche modo gli avrebbe condizionato l'attività, pur essendo sempre sul campo con la scrittura: poesie, critiche d'arte, racconti e, anche, romanzi ma forse privi di quella freschezza e vivacità che hanno caratterizzato le sue opere scritte nei momenti di maggior mondanità della sua vita. Ugo Moretti ha caratterizzato la cultura romana degli anni cinquanta e sessanta. Faceva parte del gruppo di scrittori e artisti che si incontravano al Baretto di via del Babuino, ma anche da Canova e Rosati. E' tutto raccontato in "Gente al babuino", edito nel 1987 dalla Newton Compton (con la prefazione di un altro mio caro amico e Maestro, Mario Lunetta).

Il libro Moretti me lo regalò nel Natale di quello stesso anno, con la dedica "A Diego Ugo con allegria". Perché lui era un tipo allegro, vivace, vitale, nonostante l'ictus. E generosissimo. Ricordo un anno che capitai in casa sua, un pied à terre al Parioli, il giorno del mio compleanno. Quando lo seppe, volle farmi un regalo. Si guardò intorno, e conoscendo il mio amore per la Grecia, tirò giù dalla parete un quadro a olio su tela, 60x80, di un pittore greco, Julianos Kattinis (http://www.pittori.kosmomarket.com/kattinis ) che rappresenta un quarto di busto di una donna posato su un capitello corinzio che tiene alto su una mano un oggetto vagamente fallico. Ancora oggi è per me il quadro più bello della mia collezione, che pure ha oli, acquarelli e litografie di pregio.

Con Ugo ci incontravamo spesso a pranzo. Lo raggiungevo dall'ufficio, che avevo vicino. Due mondi, il suo e il mio, completamente diversi, anche se io lavoravo nel campo della comunicazione e, quindi, della creatività. Ma avevo un posto e uno stipendio sicuri, mentre lui, da sempre, si barcamenava con i lavori di scrittore, trasformandosi in poligrafo: scriveva di tutto pur di guadagnare, dai gialli scritti con pseudonimo americano ai romanzi pornografici, dilapidando in qualche modo il suo talento. Ma quello che aveva scritto di suo, da "Vento caldo", con il quale vinse il Viareggio Opera Prima nel 1949, a "Gente al Babuino", da "Natale in casa di appuntamento" a "Fortuna di notte" a "Doppia morte al Governo Vecchio" era di grande tempra, pagine pregnanti di vita e calore. Sono libri che dovrebbero essere riproposti dagli editori anche contro le presunte leggi di mercato. Perché come ha detto François Truffaut per i film, anche i libri "non sono scatole di conserva. Come gli uomini devono essere presi e considerati uno per uno". E dietro qualcuno, non si sa mai, aggiungo io, può celarsi il successo.

Quando è morto, molti amici giornalisti, conoscendo la nostra amicizia, mi hanno telefonato perché scrivessi un pezzo in suo ricordo. Ma, come per Stefano Terra, meriterebbe una rilettura e ripubblicazione dei suoi libri, cosa che mi impegnerò a fare come editor della Oltre edizioni.