Diego Zandel, © Tutti i diritti riservati

Amici, Maestri, Sodali

Andrea Santini

Giornalista

Ci frequentiamo dai tempi di “Paese Sera”. Lui era redattore ed io collaboratore.
Ci vedevamo ogni giorno, per lo più a pranzo, in quell’ora collocata tra la riunione di mezzogiorno con il direttore, alla quale lui partecipava, e l’inizio del lavoro per realizzare il giornale che la mattina dopo si sarebbe trovato in edicola. Appassionati entrambi di gialli, diventammo amici quando, nel 1981, uscimmo ciascuno con un romanzo in concorrenza, lui con “Agave” (scritto a quattro mani con Massimo Felisatti) ed io con “Massacro per un Presidente”.

Entrambi thriller che mettevano a fuoco l’Italia d’allora, dilaniata dal terrorismo e dai lavori sporchi dei Servizi deviati. Fui io a presentargli Marco Tropea, suo attuale editore, e all’epoca capo redattore di “Segretissimo”, la collana di spionaggio della Mondadori, dove uscirono tre magistrali romanzi di spionaggio di Andrea con protagonista Falco Rubens, il primo agente segreto italiano di serie.

Gli intensi impegni giornalistici di Andrea gli hanno impedito di dare continuità alla serie. E d’allora, anni 80, non è più uscito nessun suo altro libro. Fino a questa estate che è uscito con il romanzo “L’inganno”, edito appunto da Marco Tropea editore, e che è il primo di una serie di romanzi che investigheranno sui risvolti oscuri della nostra storia recente. Sta riscattando in questo modo il silenzio di questi anni.

Anni in cui, pur con alterni periodi di lontananza, non abbiamo mai smesso di vederci, parlare, commentare libri, autori, situazione politica ed editoriale, mondo giornalistico. Per quanto riguarda in particolare la politica, Andrea ha una grande capacità di intuire dietrologie e prefigurare scenari, al limite entrambi, dietrologie e scenari, della fantasia e dell’invenzione, il che lo caratterizza molto come scrittore di spy-stories.

Al contrario di Mario Lunetta la scrittura è la sua ultima preoccupazione. Scrive con la facilità del giornalista, adeguando le frasi alle esigenze della storia che racconta senza andare troppo per il sottile. Nè più nè meno di un Gerard de Villiers. Forse, anzi, di più. De Villiers ormai è un clone di se stesso.

Per me Andrea è un fratello maggiore. Un sodale, con il quale spero di invecchiare, continuando nella nostra vita di sogni come due ragazzini. E’ questo animus che lo rende perfetto anche accanto a una donna come Monica che potrebbe essergli tranquillamente figlia. non guasta.